Bloom

Nel Bloom l’economico non è più esterno all’uomo, ma è dentro di lui e si dissolve in chiacchiera o tabù per essere assorbito nella sua intimità.

Tutto ciò che nel passato dominio economico o politico era esterno è diventato interno; il servo moderno non distingue più sé dal padrone, non sa più di essere servo o addirittura accetta felice di esserlo.

Ma disertare è possibile. Magari come sosteneva Foucault attraverso «[…] una specie di forma culturale generale, un atteggiamento morale e politico, una maniera di pensare che definirei semplicemente l’arte di non essere governati o, se si preferisce, l’arte di non essere governati in questo modo e a questo prezzo. Pertanto proporrei come prima definizione generale della critica la seguente: l’arte di non essere eccessivamente governati».

Bloom vuole essere proprio l’esercizio di questa critica, un punto di vista che rompa con l’ordinaria e «normale» amministrazione delle nostre vite. È un’idea che nasce e vuole vivere nello spazio pubblico dell’assemblea di filosofia, sui muri della nostra facoltà, nello spazio fisico dell’aula XV e nello spazio virtuale di questo blog.

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